HomeMercato e impresa

Mercato e impresa

Appalti privati: come funziona il recesso del committente

In un contratto di appalto il committente è sempre libero, anche se i lavori sono già iniziati, di esercitare il diritto di recesso che la legge (art. 1671 del codice civile) gli riconosce. L’esercizio del diritto di recesso è svincolato da qualsiasi ipotesi di inadempimento dell’appaltatore e può essere esercitato per qualsiasi ragione che induca il committente a porre fine al rapporto non essendo configurabile un diritto dell’appaltatore a proseguire nell’esecuzione dell’opera. Esso è comunque esercitabile in presenza di fatti, tra cui anche il venire meno della fiducia nei confronti dell’appaltatore  che presuppongono un non regolare svolgimento degli accordi presi (Corte appello Roma sez. III, 09/04/2021, n.2601).

Se non diversamente regolato all’interno del contratto di appalto, il recesso unilaterale del committente costituisce esercizio di un diritto riconosciuto dall’ordinamento che come tale non richiede la presenza di una giusta causa. Il committente può recedere dal contratto, anche se è stato dato avvio ai lavori (Tribunale Palermo sez. III, 05/06/2020, n.1638).

Il recesso non può essere fatto valere se i lavori oggetto di appalto siano stati ultimati: è irrilevante il fatto che l’opera non sia stata accettata dal committente. Una volta che i lavori siano finiti il contratto ha ormai esaurito i suoi effetti, essendo stato raggiunto lo scopo per il quale lo stesso è stato sottoscritto. Il recesso comunicato dopo il compimento dell’opera sarà pertanto privo di efficacia e il committente sarà tenuto a corrispondere all’appaltatore il corrispettivo ancora dovuto.

Una volta che il committente abbia comunicato di voler recedere è possibile revocare tale atto giuridico  solo in accordo tra le parti, mediante la stipulazione di un nuovo contratto ovvero mediante un atto negoziale in cui si confermi la volontà delle parti di riprendere l’esecuzione delle opere oggetto dell’appalto.

Il committente è libero di esercitare un recesso parziale dal contratto, attraverso la riduzione del quantitativo delle opere originariamente pattuite.

Prima di sottoscrivere il contratto è consigliabile verificare se e come sia stato disciplinato l’esercizio del diritto di recesso. Le parti peraltro possono espressamente escludere l’applicazione dell’articolo 1671 o comunque regolare in maniera più puntuale le ipotesi in cui il recesso da parte del committente sia ammesso.  E’ sempre opportuno prevedere, ad esempio, che il recesso venga comunicato con un equo preavviso.

L’aspetto importante è sicuramente quello riguardante l’indennizzo cui ha diritto l’appaltatore che deve essere calcolato sulla base delle spese sostenute, dei lavori eseguiti e del mancato guadagno.

Per spese sostenute si fa riferimento ai costi sopportati dall’appaltatore, che non si siano tradotti in lavori eseguiti. In questa voce rientrano, a titolo di esempio: le spese di acquisto e trasporto di materiali che non sono stati utilizzati per la realizzazione delle opere oggetto dell’appalto e che, a seguito del rimborso, diventano di proprietà del committente; le spese per sopralluoghi; le spese per impianti di sorveglianza del cantiere. I lavori già eseguiti devono essere pagati integralmente dal committente in base ai prezzi pattuiti, già comprensivi del guadagno dell'appaltatore. Al riguardo si deve fare riferimento a quelli svolti fino al momento del recesso.

L’indennizzo da mancato guadagno si riferiscen ai lavori rimasti ineseguiti, ed è l’utile netto che l’appaltatore avrebbe avuto da essi se avesse potuto portare a termine l’opera. (Tribunale Latina Sez. I Sent., 27/07/2018).

L'appaltatore, che chiede di essere indennizzato del mancato guadagno, è tenuto  a dimostrare quale sarebbe stato l'utile netto da lui conseguibile con l'esecuzione delle opere appaltate, costituito dalla differenza tra il pattuito prezzo globale dell'appalto e le spese che si sarebbero rese necessarie per la realizzazione delle opere (tale prova tuttavia non è facilmente dimostrabile). A tal fine, tuttavia, saranno da escludersi i guadagni ipotetici, perché dipendenti da condizioni incerte. (Cass. Civ., sez. III, 11 ottobre 2018, n. 25160, Cass. Civ., 8 marzo 2018, n. 5613, Cass. Civ., Sez. III, sentenza 3 dicembre 2015 n. 24632).

Le parti possono anche decidere di regolare, in maniera anticipata e forfettaria, l'indennizzo a favore dell'appaltatore. In tal caso occorrerà prestare però particolare attenzione affinchè ciò non porti a una clausola vessatoria che consenta al committente di ridurre a proprio vantaggio l'esborso dovuto all'appaltatore in caso di esercizio del diritto di recesso, soprattutto per quanto concerne la parte relativa al mancato guadagno.

La Corte di Cassazione (Sez. II civ., sent. 17/7/2020, n. 15304) ha avuto modo di chiarire che pur in mancanza di prova da parte dell’appaltatore è ovvio che la parte contrattuale che subisce la interruzione di un rapporto contrattuale in essere, venga privata dell’utile che dall’esecuzione di contratto le sarebbe derivato, a meno che il committente non dimostri  che l’impresa abbia reperito un contraente sostitutivo in modo da garantirsi comunque un guadagno.

Va segnalata, infine, una sentenza del Tribunale Napoli, sez. IV, 29/4/2016 ai sensi della quale: se contrattualmente previsto, l’appaltatore può legittimamente rifiutare la consegna del cantiere, anche a seguito dell’esercizio del diritto di recesso unilaterale da parte del committente, sino al versamento integrale degli importi dovuti.

Si evidenzia che nell’ambito dell’appalto un’altra ipotesi di recesso prevista dal codice civile in materia di appalto è quella prevista dall’articolo 1660: “Se le variazioni sono di notevole entità, il committente può recedere dal contratto ed è tenuto a corrispondere un equo indennizzo”. Presupposto fondamentale, dunque, è che le variazioni siano di notevole entità.

Classificazione rifiuti: approvate le linee guida

Il Ministero della transizione ecologica, con il decreto direttoriale n. 47 del 9 agosto 2021, ha approvato le “Linee guida sulla classificazione dei rifiuti”, predisposte  dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), in attuazione dell’art. 184, comma 5, del D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’ambiente).

Le Linee Guida hanno come obiettivo quello di fornire criteri ed indicazioni omogenee per la corretta attribuzione dei Codici EER e l’individuazione delle caratteristiche di pericolo dei rifiuti stessi. Tali operazioni – si ricorda - sono di competenza del produttore del rifiuto.

Nel merito si evidenzia che il provvedimento è suddiviso in 4 capitoli e 4 appendici e contiene:

  • il richiamo ai principali riferimenti normativi e indicazioni tecniche di settore;
  • gli schemi procedurali articolati per fasi, attraverso i quali si procede all’individuazione del codice EER e alla valutazione della pericolosità;
  • la versione commentata dell’elenco europeo dei rifiuti;
  • alcuni esempi di classificazione per specifiche tipologie di rifiuti.

In allegato le Linee guida per la classificazione dei rifiuti approvate con decreto direttoriale del Ministero per la transizione ecologica n. 47 del 9 agosto 2021.

linee guida per la classificazione dei rifiuti pdf 

Superbonus: pubblicato in GU l’Accordo sulla modulistica CILAS

E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 23 agosto 2021, n. 201 l’Accordo del 4 agosto 2021 tra il Governo, le Regioni e  gli  enti  locali con cui è stata adottata la modulistica  unificata  e  standardizzata  per  la presentazione della  comunicazione  asseverata  di  inizio  attivita' (cd. CILA-Superbonus).

Si ricorda che la modulistica è efficace dal 5 agosto scorso ossia dal giorno successivo alla data di pubblicazione della stessa sul sito istituzionale della Presidenza del Consiglio - Dipartimento della Funzione Pubblica (vedi news Superbonus: le novità introdotte per la CILA del 2 agosto 2021 CILA Superbonus: approvata la nuova modulistica del 5 agosto 2021), senza necessità di un recepimento regionale e comunale.

L’Accordo specifica unicamente che le Regioni, le Province autonome e i Comuni adottino le misure organizzative e tecnologiche necessarie per assicurare la massima diffusione e la gestione anche telematica del modulo.

Lavori in appalto: quando l’appaltatore ha diritto ad un aumento del corrispettivo

Una delle problematiche che di frequente interessa le vicende contrattuali tra committente e appaltatore, durante l’esecuzione di lavori edili in ambito privatistico, è quella della variazione del corrispettivo originariamente pattuito.

La questione sta assumendo, peraltro particolare rilevanza nell’attuale periodo storico a causa dell’ aumento improvviso e rilevante dei prezzi di diverse materie prime iniziatosi a manifestare dall’inizio del 2021. Nonostante i dati sono in continua evoluzione si tratta di una situazione che è presumibile avrà effetti rilevanti anche nei prossimi mesi.  Il problema investe in maniera diversa, da un lato, le imprese che hanno firmato il contratto e devono iniziare i lavori e, dall’altro, le imprese  ancora alle prese con i capitolati e con le offerte e che sono nelle condizioni di poter definire in maniera più congrua i prezzi, ma devono farlo sulla base di  listini o prezzari regionali quasi sicuramente non in linea con gli aumenti delle materie prime. Considerata l’attualità della questione ad essa è dedicato uno specifico approfondimento all’interno della Guida.

Nello svolgimento di lavori edili privati commissionati in appalto, specie laddove questi hanno uno sviluppo temporale prolungato nel tempo, possono verificarsi una serie di situazioni tali da dare luogo alla necessità di variare il prezzo concordato: finalità della Guida è di offrire una analisi operativa di tutte le disposizioni normative che possono tornare utili, laddove le parti non abbiano previsto una disciplina specifica.

Nella Guida sono analizzati da un punto di vista normativo ed operativo le seguenti tematiche:

  • LA DETERMINAZIONE NEL PREZZO NELL’APPALTO
  • LA REVISIONE DEI PREZZI DOVUTA AD UN AUMENTO DEI COSTI DEI MATERIALI 
  • LA REVISIONE DEI PREZZI DOVUTA AD UN AUMENTO DEI COSTI DELLA MANODOPERA
  • ECCEZIONALE INCREMENTO DEL COSTO DELLE MATERIE PRIME – indicazioni operative 
  • LA REVISIONE DEI PREZZI DOVUTA A DIFFICOLTA’ DI ESECUZIONE 
  • LE VARIANTI IN FASE DI ESECUZIONE
  • LE VARIAZIONI PROPOSTE DALL’APPALTATORE ED APPROVATE DAL COMMITTENTE 
  • LE VARIAZIONI NECESSARIE PER REALIZZARE L’INTERVENTO A “REGOLA D’ARTE”  
  • LE VARIAZIONI ORDINATE DAL COMMITTENTE 
  • L’ECCESSIVA ONEROSITÀ SOPRAVVENUTA DELLA PRESTAZIONE  NELL’APPALTO

In allegato la Guida ANCE “Contratto di appalto e revisione del corrispettivo - Approfondimento normativo, prassi giurisprudenziale e modelli tipo” (edizione agosto 2021)

1 allegato

Guida Appalto_revisione del corrispettivo

 

CILA Superbonus: approvata la nuova modulistica

E’ stata approvata in sede di Conferenza Unificata del 4 agosto 2021 la nuova modulistica unica per la presentazione della CILA Superbonus.

Il nuovo modello sarà operativo dal giorno successivo alla data di pubblicazione sul sito istituzionale della Presidenza del Consiglio - Dipartimento della Funzione Pubblica ossia dal 5 agosto 2021 (http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/ministro/04-08-2021/superbonus-libera-dalla-conferenza-unificata-al-modulo-cila)

L’adozione del modello standardizzato risponde alla necessità di uniformare la disciplina su tutto il territorio nazionale, chiarendo alcuni aspetti che, all’indomani della sua entrata in vigore, erano stati messi in discussione come il tema delle varianti in corso d’opera, delle asseverazioni dei progettisti e degli elaborati progettuali da allegare.

Tutte le novità previste nel nuovo modello sono state dall’Ance riportate nella nota allegata “Modulistica CILA Superbonus – Prime indicazioni operative” a cui si rimanda per i relativi approfondimenti.

2 allegati

Modulistica CILA Superbonus indicazioni operative pdf
Modulo_CILA_Superbonus pdf

Altri articoli...

\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n
ance-nazionale
 
logo cassa edile LOGO ESIEA
CREDITS