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Rifiuti: dall’Albo alcune indicazioni sul Responsabile Tecnico

Il Comitato Nazionale dell’Albo Gestori Ambientali ha adottato, lo scorso 23 gennaio, la delibera n. 1 del 2019 con la quale ha fornito, in attuazione dell’art. 12 del dm 120/2014, le prime disposizioni di dettaglio sul ruolo del Responsabile Tecnico (RT), definendone i principali compiti e doveri.
Viene, in particolare, previsto che spetta al RT:
-        il coordinamento dell’attività degli addetti dell’impresa;
-        la definizione delle procedure per la gestione delle situazioni di urgenza;
-        la vigilanza sulla corretta osservanza delle prescrizioni contenute nei provvedimenti di iscrizione all’Albo stesso;
-        la verifica della validità delle iscrizioni e delle autorizzazioni in capo ai soggetti ai quali vengono affidati i rifiuti.
 
La delibera, poi, prosegue analizzando le diverse categorie di iscrizione all’Albo e individuando per ciascuna di esse gli specifici doveri del Responsabile Tecnico, in relazione alla particolare attività di gestione dei rifiuti esercitata.
 
Viene così previsto che nel caso di trasporto di rifiuti (Cat. 1, 4, 5 e 6) il Responsabile deve, tra l’altro, redigere e sottoscrivere l’attestazione relativo all’idoneità tecnica dei mezzi di trasporto e verificarne la permanenza. Per quanto riguarda la bonifica dei siti (Cat. 9), invece, viene previsto che la verifica del mantenimento dell’idoneità delle attrezzature utilizzate dall’impresa, autorizzata a svolgere tale attività, competa al Responsabile Tecnico, il quale, peraltro, è tenuto anche a predisporre, congiuntamente con il legale rappresentante dell’impresa stessa, una dichiarazione sostitutiva di atto notorio con la quale siano indicate le tipologie e il valore di acquisto delle attrezzature medesime.
 
L’Albo, infine, chiarisce che nel caso in cui un RT ricopra contemporaneamente lo stesso ruolo presso più imprese è tenuto ad informare ciascuna di esse degli altri incarichi svolti, mediante un apposito modello di dichiarazione. Tale dichiarazione deve, peraltro, deve essere prodotta alla Sezione dell’Albo, pena la dichiarazione di improcedibilità della domanda per una nuova iscrizione o per la variazione/rinnovo di altra precedente.
 
Per completezza, si ricorda che la figura del Responsabile Tecnico non è richiesta per la categoria 2 bis dell’Albo, relativa all’esercizio dell’attività di trasporto in conto proprio dei rifiuti prodotti dal trasportatore stesso (non pericolosi o pericolosi nel limite di 30 lg/lt/giorno), ai sensi dell’art. 212 comma 8 del D.lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente).
 
1 allegato

Delibera n. 1 del 23 gennaio 2019

ANCE - Riproduzione e utilizzazione riservata ai sensi dell’art. 65 della Legge n. 633/1941

Locazioni non abitative: a chi spetta la manutenzione

Dalla consegna dell’immobile da parte del locatore fino alla sua restituzione diverse possono essere le problematiche, nonchè le possibili controversie, nascenti tra le parti e riguardanti le caratteristiche, qualità, requisiti che interessano il bene locato così come la necessità di apportare interventi migliorativi o manutentivi più o meno urgenti e necessari. 
 
La Guida Pratica predisposta dall’ANCE (v. Allegato) offre un quadro normativo e giurisprudenziale sui diritti e obblighi nascenti a seguito della stipula di un contratto di locazione immobiliare con specifico riguardo all’esigenza di mantenere l’immobile locato in buono stato, di effettuare le riparazioni e gli interventi manutentivi distinguendo tra quelli urgenti, quelli necessari quelle di lieve entità.
 

La Guida riguarda in particolare gli immobili locati ad usi diversi dall’abitazione quali: uffici, studi professionali, negozi, magazzini, capannoni industriali ecc., compresi i locali dati in uso alle pubbliche amministrazioni per finalità istituzionali come le caserme. 

1 allegato

DOSSIER

ANCE - Riproduzione e utilizzazione riservata ai sensi dell’art. 65 della Legge n. 633/1941

Case popolari: nuovi finanziamenti per interventi di recupero e manutenzione

Il DM 3 ottobre 2018 (GU n. 277 del 28/11/2018) ripartisce 321 milioni di euro tra le Regioni (secondo la tabella 1 allegata al decreto) per interventi di recupero e manutenzione straordinaria degli alloggi di edilizia residenziale pubblica di proprietà dei Comuni e degli enti gestori delle case popolari comunque denominati. Si tratta di risorse aggiuntive destinate a finanziare gli interventi compresi negli elenchi regionali relativi alle eccedenze quantificate con il decreto 21 dicembre 2017 (GU. n. 31 del 7/2/2018) od eventuali nuovi interventi purché forniti di quadro tecnico-economico e di cronoprogramma approvati.
Le risorse stanziate rientrano nel Programma di recupero e razionalizzazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica varato a suo tempo dal D.L. 47/2014.
Nel caso specifico le risorse saranno destinate ad interventi di manutenzione straordinaria e ripristino alloggi inutilizzati/abbandonati nel limite di 50 mila euro per ciascuno.
Il DM appena pubblicato stabilisce nuovi criteri per la ripartizione e tempi certi per la realizzazione degli interventi. I Comuni dovranno, infatti, avviare gli interventi finanziati entro un anno dalla concessione del contributo da parte della Regione e li dovranno ultimare entro due anni. Nel caso in cui queste tempistiche non vengano rispettate è prevista la sospensione dei finanziamenti ed eventualmente, la loro revoca. Le risorse revocate saranno poi riassegnate annualmente, secondo un criterio di proporzionalità, alle Regioni più virtuose che avranno uno stato di avanzamento lavori superiore alla media nazionale.
 
In allegato DM 3 ottobre 2018
 

Rigenerazione urbana: il punto sulle deroghe agli standard urbanistici

Uno dei principali problemi che si frappongono ad una realizzazione diffusa ed agevole degli interventi di rigenerazione del patrimonio edilizio esistente, soprattutto mediante demolizione e ricostruzione, è rappresentato dal rispetto degli standard urbanistici (rapporto fra insediamenti e spazi/immobili pubblici o di interesse generale) ed edilizi (limiti di densità edilizia, altezza, distanza fra edifici e dalle strade) stabiliti dal DM 1444/1968.
 
Gli interventi di “sostituzione edilizia” si inseriscono generalmente in un contesto urbano consolidato che rende difficile l’osservanza di standard, soprattutto in presenza di aumenti di volumetria.
 
In questo scenario si colloca l’articolo 2-bis del Dpr 380/2001 (TU edilizia), inserito dalla Legge 98/2013 di conversione del DL 69/2013, che prevede la possibilità per le Regioni di introdurre deroghe al DM 1444/1968.
 
Si tratta di una norma che presenta rilevanti problematiche interpretative principalmente perché lega tali deroghe alla previsione di strumenti urbanistici “funzionali ad un assetto complessivo e unitario” senza un riferimento espresso alle fattispecie, potenzialmente rilevanti, di interventi puntuali ossia in diretta esecuzione del piano urbanistico generale.
 
In attuazione dell’art. 2-bis del Dpr 380/2001, le Regioni hanno emanato norme specifiche. Nel caso delle Sicilia la norma è contenuta nell'art. 18 della LR 16/16 (recepimento del TUE DPR .n. 380/01) che prevede:
 
  1. In attuazione dell' articolo 2- bis, comma 1 , del  decreto del Presidente  della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 , come introdotto dall'articolo 1, nel caso di gruppi di edifici esistenti che formino oggetto di piani attuativi di qualificazione del patrimonio edilizio esistente, di riqualificazione urbana, di recupero funzionale, di lottizzazioni convenzionate con previsioni planivolumetriche, ovvero di ogni altra trasformazione espressamente qualificata di interesse pubblico dalla disciplina statale e regionale vigente, nel caso di interventi di demolizione e ricostruzione con incremento di volume all'interno dell'area di sedime ovvero con uno scostamento rispetto all'area occupata in precedenza che aumenti la originaria distanza tra gli  edifici antistanti, è possibile derogare ai limiti di distanza tra fabbricati, di cui all'articolo 9 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 e successive modifiche ed integrazioni, a condizione che sia garantito il rispetto delle norme igieniche, sanitarie e di sicurezza.
  2. Per gli interventi di cui al comma 1 e per gli interventi di sostituzione  edilizia con demolizione e ricostruzione con incremento di volume, sono consentite forme di monetizzazione a compensazione delle dotazioni di standard eventualmente non reperibili all'interno dell'area di intervento.
Diverse disposizioni regionali sono state censurate dalla Corte Costituzionale che ha interpretato l’art. 2-bis in modo molto restrittivo, ritenendo le deroghe applicabili solo se giustificate dall’esigenza di soddisfare interessi urbanistici che si concretizzino in “strumenti funzionali ad un assetto complessivo ed unitario di determinate zone del territorio” ma appare qui necessario ribadire che l'art. 18 della LR 16/16 non è stato oggetto di censura da parte della CC che pure ha dichiarato l'illeggittimità di altri articoli della legge siciliana di recepimento del TUE.

SCIA: non è irricevibile se presentata ad un ufficio diverso

In caso di presentazione di una SCIA ad uno ufficio diverso da quello competente, l’amministrazione non può dichiarare irricevibile l’istanza.
Lo afferma il Tar Campania con la sentenza del 19 novembre 2018 n. 1684 sul presupposto che non è possibile opporre al privato la mancata disamina di una pratica per non essere stata presentata all’ufficio competente in quanto “costituisce principio del buon andamento dell’azione amministrativa  il dovere dell’amministrazione di smistare l’istanza ricevuta all’ufficio competente, beninteso quando questo non comporti dei costi per il pubblico erario (ad es., dei costi di spedizione; altrimenti a ciò, ove vi abbia interesse, dovrà provvedere il privato, previamente avvisato dall’ente), ovvero aggravi notevoli per l’ente”.
 
Oggetto del contezioso era la dichiarazione di irricevibilità della SCIA presentata per alcuni lavori di manutenzione di un immobile sottoposto a domanda di condono e respinta perché l’istanza non era stata presentata “a mezzo SUAP”, nonché perché era necessario acquisire la “comunicazione di silenzio assenso secondo il disposto dell’art. 39, c.4, della L. 724/94 da parte dell’Ufficio comunale competente” (condono).
 
In merito a quest’ultimo profilo è stato, poi, affermato che l’art. 39, co. 4, della legge 724 del 1994, non richiede la necessaria acquisizione “della comunicazione del silenzio assenso” e che, in ogni caso, trattasi di un “atto” che, ove ritenuto necessario, andrebbe comunque acquisito da parte dell’amministrazione procedente, la quale, dunque, ben avrebbe potuto procedere attraverso i propri uffici a verificare l’effettivo verificarsi di questa circostanza.
 
In allegato:
 
 

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