HomeVarie

Varie

Modello Unico di Dichiarazione Ambientale (Mud 2018)

Il 30 aprile 2018 scade il termine per la presentazione della dichiarazione MUD relativa ai rifiuti prodotti, recuperati o smaltiti nell’anno 2017.
 
Per quanto riguarda le imprese edili si ricorda che l’obbligo di presentare il MUD sorge solo nel caso in cui siano stati prodotti o smaltiti rifiuti pericolosi.
 
Per la dichiarazione ambientale MUD 2018 occorre utilizzare la nuova modulistica contenuta nel DPCM 28 dicembre 2017.
 
La principale novità della dichiarazione 2018 riguarda le modalità di presentazione della comunicazione rifiuti semplificata che dovrà essere compilata esclusivamente utilizzando un’apposita applicazione disponibile sul sito http://mudsemplificato.ecocerved.it. Non sarà pertanto più possibile compilare manualmente la dichiarazione.
Le comunicazioni effettuate con modalità diverse da quelle prescritte saranno considerate “inesatte”, e come tali, sanzionate.
 
Viene confermato anche per quest’anno l’obbligo di comunicare il quantitativo di rifiuti in giacenza che dovranno essere divisi fra quelli da avviare al recupero e quelli da avviare allo smaltimento. Su quest’ultimo punto si invita a prestare particolare attenzione, in quanto il dato comunicato nel MUD consentirà agli enti di controllo di effettuare verifiche di tipo incrociato per stabilire se sono stati superati i termini previsti per il deposito temporaneo dei rifiuti.
 
Ai sensi della normativa ambientale, si ricorda che i rifiuti prodotti possono essere tenuti in deposito temporaneo, presso il luogo di produzione degli stessi, fino ad un massimo di tre mesi, se la quantità di rifiuti in deposito supera complessivamente i trenta metri cubi (di cui al massimo dieci metri cubi di rifiuti pericolosi) e fino ad un massimo di dodici mesi, se la quantità di rifiuti è inferiore ai predetti limiti.
 
Si forniscono, di seguito, alcune indicazioni per quanto attiene alla compilazione e presentazione della dichiarazione MUD 2018.
 
Soggetti obbligati
 
L’obbligo di comunicazione interessa:
¦ le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
¦ le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e di smaltimento di rifiuti;
¦ chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti;
¦ le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi di cui all’art. 184 (d.lgs. 152/06), comma 3, lettere c) (rifiuti da lavorazioni industriali), d) (rifiuti da lavorazioni artigianali) e g) (rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento fumi), con più di dieci dipendenti;
¦ i commercianti e gli intermediari di rifiuti senza detenzione.
 
Esclusioni
 
Sono esonerati dalla presentazione della denuncia:
¦ le imprese edili che hanno prodotto rifiuti non pericolosi derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché rifiuti derivanti dalle attività di scavo (art. 184, comma 3, lettera b), decreto legislativo n.152/2006);
¦ le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi di cui all’art. 184, comma 3, lettere c) (rifiuti da lavorazioni industriali), d) (rifiuti da lavorazioni artigianali) e g) (rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento fumi), con meno di dieci dipendenti.
 
Come detto più sopra, non sono soggette all’obbligo di presentazione della dichiarazione MUD le imprese di costruzione che, ad esempio, producono rifiuti non pericolosi appartenenti al gruppo “17” del Codice Europeo dei Rifiuti (CER) come le terre e rocce da scavo e i materiali da costruzione e demolizione.
 
Resta fermo l’obbligo di presentazione della dichiarazione MUD a carico delle imprese edili che svolgono un’attività di recupero autorizzata e per quelle che producono rifiuti pericolosi come, ad esempio, i rifiuti contenenti amianto, gli oli esausti per motori, le batterie esaurite al piombo, ecc.
 
Modalità di compilazione, termine di scadenza e destinatario della denuncia
 
La denuncia MUD deve essere spedita per via telematica, tramite il sito www.mudtelematico.it, alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura della Provincia in cui ha sede l’unità locale cui si riferisce la dichiarazione, entro il 30 aprile 2018, ad eccezione della comunicazione semplificata per i piccoli produttori di rifiuti che può essere trasmessa tramite PEC.
 
Il file della dichiarazione può essere prodotto con il software messo a disposizione gratuitamente da Unioncamere, la società di servizi delle Camere di Commercio, (http://www.unioncamere.gov.it) o utilizzando altri software, purché gli stessi siano conformi alle specifiche del DPCM 28/12/2017.
 
Per trasmettere telematicamente il MUD i soggetti dichiaranti devono essere in possesso di un dispositivo contenente un certificato di firma digitale (Smart Card o Carta nazionale dei Servizi o Business Key) valido al momento dell’invio.
MUD semplificato
 
Possono compilare il MUD tramite la Comunicazione “Sezione rifiuti semplificata”, le imprese per le quali ricorrono contemporaneamente tutte le seguenti condizioni:
¦ sono produttrici di non più di 7 rifiuti;
¦ i rifiuti sono stati prodotti nell’unità locale cui si riferisce la dichiarazione;
¦ per ogni rifiuto prodotto non sono stati utilizzati più di tre trasportatori e più di tre destinatari.
 
Si ricorda che l’elenco dei trasportatori cui è stato affidato il rifiuto va compilato solo se il produttore ha effettuato il trasporto del rifiuto utilizzando un soggetto diverso dal destinatario.
 
Sul sito https://mudsemplificato.ecocerved.it, è possibile utilizzare, previa registrazione gratuita, una procedura software che consente di inserire i dati da indicare nella dichiarazione semplificata. Al termine dell’inserimento dei dati la procedura ne verifica la correttezza, segnalando eventuali anomalie, e stampa il modello in formato PDF che, una volta firmato e scansionato, dovrà essere inviato per posta elettronica certificata (PEC) alla CCIAA.
 
La comunicazione MUD dovrà riportare la firma autografa del dichiarante, e dovrà essere trasformata in un documento in formato PDF prima dell’invio a mezzo Posta Elettronica Certificata.
 
Dovrà essere trasmesso a mezzo posta elettronica certificata (PEC) un unico documento PDF che dovrà contenere:
¦ copia della Comunicazione Rifiuti semplificata firmata dal dichiarante;
¦ copia dell’attestato di versamento dei diritti di segreteria alla CCIAA competente;
¦ copia del documento di identità del sottoscrittore.
 
Ogni mail trasmessa via PEC all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo." target="_blank" style="color: #333333;">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. dovrà contenere una sola comunicazione MUD e dovrà riportare nell’oggetto esclusivamente il codice fiscale del dichiarante.
 
Sanzioni
La mancata presentazione della denuncia MUD, ovvero la presentazione incompleta o inesatta della stessa, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.600 a 15.500 euro.
Se la comunicazione è effettuata entro il sessantesimo giorno dalla scadenza del termine stabilito (29 giugno 2018) si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 26 a 160 euro.

Se le indicazioni contenute nel MUD sono formalmente incomplete o inesatte, ma i dati riportati nella comunicazione consentono di ricostruire le informazioni dovute, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 260 a 1.550 euro. 

1 allegato


MUD_Semplificato_Guida_07_03_2018

Bonus Ristrutturazioni: all’ENEA una nuova informativa sui lavori effettuati

L’ENEA renderà disponibili a breve le schede che i contribuenti, che intendono usufruire della detrazione Irpef del 50% per lavori di ristrutturazione, dovranno inviare per fornire tutte le informazioni necessarie al monitoraggio del risparmio energetico conseguito con gli interventi di recupero edilizio.
Quest’obbligo informativo è un nuovo adempimento, introdotto dalla legge n.205/2017 (cd. “Bilancio 2018) che, si ricorda, ha prorogato di un altro anno la detrazione Irpef per le ristrutturazioni edilizie nella misura del 50% per le spesesostenute sino al 31 dicembre 2018, entro il limite massimo di 96.000 euro.
La legge di Bilancio 2018, infatti, aggiungendo il comma 2-bis all’art. 16 del DL 63/2013 ha previsto che, in analogia a quanto già stabilito in materia di detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici, dovranno essere trasmesse per via telematica all'ENEA le informazioni sugli interventi di ristrutturazione edilizia agevolati con la detrazione Irpef del 50%, che consente anche l’accesso al “bonus mobili”.
Questa novità, già evidenziata dall’Agenzia delle Entrate con l’aggiornamento della Guida sulle Ristrutturazioni edilizie è stata introdotta al fine di consentire all’ENEA di effettuare un monitoraggio del risparmio energetico ottenuto con la realizzazione degli interventi di recupero edilizio, laddove tali lavori comportino anche un efficientamento energetico dell’immobile.
L’informativa dovrà essere fornita tramite la compilazione di apposite schede, che da anticipazioni dell’ENEA, sono in preparazione e saranno rese note a breve. Verranno inoltre definite le tipologie di interventi per i quali dovrà essere inviata la scheda e le modalità di intervento.
L’obbligo riguarderà presumibilmente tutte quelle categorie di lavori che non potendo rientrare tra gli interventi che possono accedere all’Ecobonus, sono comunque agevolati con la detrazione Irpef del 50% come interventi di risparmio energetico, ai sensi della lett. f), dell’art. 16 del DL 63/13.
È il caso, ad esempio, dell’installazione di caldaie o di finestre comprensive di infissi, installate nell’ambito di un intervento effettuato su un’abitazione, qualora tali opere siano prive dei requisiti tecnici necessari per accedere all’Ecobonus.
Per quanto, invece, riguarda l’Ecobonus, l’ENEA annuncia, sul proprio sito, l’attivazione a breve del nuovo portale http://finanziaria2018.enea.it, per trasmettere i dati relativi agli interventi di risparmio energetico conclusi nel 2018.

Si ricorda, inoltre, sempre sul fronte “Ecobonus” che si è in attesa della pubblicazione di uno o più decreti interministerialivolti a definire i massimali di costo per ogni singola tipologia di intervento, e le procedure e le modalità di esecuzione dei controlli a campione che dovranno essere effettuati dall’ENEA. 

Ecobonus 2018: on line il portale dell’Enea per la trasmissione dei dati

È on line il portale finanziaria2018.enea.it. dedicato dall’ENEA all’invio della documentazione relativa agli interventi di riqualificazione energetica ammessi alla detrazione fiscale cd. Ecobonus e conclusi dopo il 31 dicembre 2017. Tale adempimento vale anche nel caso di intervento congiunto di Ecobonus e Sismabonus svolto su parti comuni di edifici condominiali.
 
Come noto, l’Ecobonus è un’agevolazione fiscale che consente a privati e società di detrarre dall’IRPEF o dall’IRES una parte delle spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti. La misura della detrazione (da ripartirsi in 10 quote annuali di pari importo) va da un minimo del 50% a un massimo del 75% entro un ammontare massimo, variabile a seconda del tipo di intervento realizzato e a seconda che questo riguardi la singola unità immobiliare o edifici condominiali.
 
Tale disciplina, prevista dall’art.14 del DL 63/2013, convertito con modificazioni nella legge 90/2013, ha subito le ultime recenti modifiche ad opera della legge n. 205/2017 (cd. legge di Bilancio 2018). 

-     proroga per tutto il 2018 della detrazione IRPEF/IRES per l’efficientamento energetico degli edifici (cd. “Ecobonus ordinario”) in una misura che va dal 50% al 65% delle spese sostenute sino al 31 dicembre 2018, nei limiti di detrazione massima previsti per ciascun tipo di intervento agevolato.
 
-       beneficio, già prevista fino al 31 dicembre 2021 nella misura ordinaria del 50% e del 65% e nella “formula potenziata” del 70/75%, per gli interventi di riqualificazione energetica realizzati su parti comuni condominiali (cd. “Ecobonus condomini”).
 
-     la possibilità di cumulare l’Ecobonus con il Sismabonus per quegli interventi che riguardano parti comuni di edifici condominiali, ricadenti nelle zone sismiche 1, 2 e 3, nel caso in cui gli interventi siano volti congiuntamente alla riduzione del rischio sismico e alla riqualificazione energetica. Tale beneficio è riconosciuto nella misura dell’80%, ove gli interventi determinino il passaggio ad 1 classe di rischio sismico inferiore, e dell’85% ove gli interventi determinino il passaggio a 2 classi di rischio sismico inferiori.
 
Questa detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo e si applica su un ammontare delle spese non superiore a euro 136.000 moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ciascun edificio [1].
-       la percentuale di detrazione del 50% perle spese sostenute a partire dal 1 gennaio 2018 al 31 dicembre 2018, per alcuni tipi di intervento di riqualificazione energetica:
  • acquisto e posa in opera di finestre, comprensive di infissi
  • acquisto e posa in opera delle schermature solari (di cui all‘All.M, D.Lgs. 311/2006)
  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza almeno pari alla Classe A (Reg. UE 811/2013)
  • acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili.
-         la percentuale di detrazione del 65% le spese sostenute sino al 31 dicembre 2018 per i seguenti interventi:
  • riqualificazione energetica “globale”
  • strutture opache orizzontali e verticali
  • installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda
  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale (detrazione massima 30.000 euro) con:
-       impianti con caldaia a condensazione con efficienza almeno pari alla Classe A (Reg. UE 811/2013) e contestuale installazione di sistemi di termoregolazione (classi V, VI o VIII Comunicazione UE 2014/C 207/02);
 
-       impianti dotati di apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed espressamente concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento tra loro.
  • acquisto e posa in opera di generatori d'aria calda a condensazione
  • acquisto e posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti, che consentano di ottenere un risparmio di energia primaria pari almeno al 20% (detrazione massima 100.000 euro)
  • impianti geotermici a bassa entalpia (detrazione massima 30.000 euro)
  • sostituzione di scaldacqua tradizionali con quelli a pompa di calore
  • acquisto, installazione e messa in opera dispositivi multimediali per controllo da remoto impianti di riscaldamento, acqua calda e climatizzazione abitazioni.
-       la possibilità di “cessione del credito” a tutti i contribuenti, ivi compresi i soggetti “incapienti” (pensionati con reddito sino a 7.500 euro o lavoratori dipendenti con reddito sino a 8.000 euro) per tutte le tipologie agevolate di interventi di riqualificazione energetica (non solo limitatamente agli interventi su parti comuni condominiali, ma anche per quelli sulle singole unità immobiliari).
 
-       l’estensione del beneficio (oltre che agli IACP) anche agli interventi di riqualificazione energetica effettuati su immobili adibiti ad edilizia residenziale pubblica posseduti da enti e cooperative.
 
Per tutte le informazioni sulle detrazioni da Ecobonus, l’ENEA mette a disposizione di cittadini e tecnici il portale informativo http://efficienzaenergetica.acs.enea.it.
 
Si fa presente, inoltre che L’ENEA è in attesa di specifiche indicazioni da parte delle istituzioni di riferimento per definire la procedura necessaria per la trasmissione dei dati relativi agli interventi di ristrutturazione edilizia conclusi nel 2018, che comportano, anche, riduzione dei consumi energetici.
 
Si ricorda che tale nuovo adempimento, è stato introdotto dalla legge di “Bilancio 2018 che ha prorogato di un altro anno la detrazione Irpef per le ristrutturazioni edilizie nella misura del 50% per le spese sostenute sino al 31 dicembre 2018, entro il limite massimo di 96.000 euro.
 
 
 
[1] La nuova modalità di cumulo delle suddette detrazioni riguarda specificatamente gli interventi agevolati effettuati su parti comuni di edifici condominiali e si pone in alternativa alle detrazioni già previste ai medesimi fini, rispettivamente dal co. 2-quater del citato art.14 del D.L. 63/2013 (“Ecobonus condomini”) e dal co. 1-quinquies dell’art.16 del medesimo Decreto (“Sismabonus condomini”).
 
 
 
 

 

Aggiornamento certificato qualità.

Si porta all’attenzione delle Imprese associate che entro il 15 settembre 2018 la certificazione del sistema qualità conforme alla norma Uni En Iso 9001 dovrà essere aggiornata all’ultima edizione della stessa entrata in vigore il 15 settembre 2015.

 Si evidenzia che le certificazioni non aggiornate saranno revocate dopo il 15 settembre con evidenti conseguenze per chi, nell’ambito degli appalti pubblici, è tenuto a dotarsi di un sistema di gestione per la qualità conforme alla Uni En Iso 9001.
 
Pertanto, si sollecitano tutte le imprese associate, nel caso non lo avessero già fatto, ad affrettarsi nella pianificazione delle verifiche, da parte dell’ente di certificazione, basate sulla nuova norma.
 
Ad oggi non sono previste deroghe o rinvii della data del 15 settembre, essendo peraltro, tempistiche stabilite a livello internazionale.
 
Stessa scadenza del 15 settembre è anche prevista per l’aggiornamento della certificazione dei sistemi di gestione ambientali conformi alle norme Uni En Iso 14001.
 
Laddove ciò non avvenisse, si verificherebbe la perdita della certificazione ISO 9001, che provocherebbe, a sua volta, la riduzione automatica degli importi di attestazione SOA sino alla classifica II (ossia fino a 516,000 euro).

Pagamenti delle PA e verifiche fiscali: nuovi chiarimenti dalla Ragioneria dello Stato

Blocco dei pagamenti da parte della PA in caso di irregolarità fiscale del destinatario: se opera lo split payment la verifica di morosità, sopra la nuova soglia dei 5000 euro, va fatta al netto dell’IVA. Sono inclusi tra i soggetti tenuti alla verifica anche gli enti pubblici economici, mentre sono escluse le fondazioni e le associazioni di enti pubblici.
 
Con la Circolare n.13 del 21 marzo scorso, la Ragioneria Generale dello Stato ha fornito alcuni chiarimenti in ordine alla disciplina dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2018.
 
Come noto, infatti, con effetto dal 1° marzo 2018, la legge n. 205/2017 [1] è intervenuta sulla norma che impone alla Pubblica Amministrazione, prima di procedere al pagamento di somme a qualsiasi titolo, di verificare la regolarità fiscale del destinatario delle stesse e di sospenderne il pagamento in caso di accertata morosità rispetto a una o più cartelle fiscali (art.48bis del DPR n.602/1973).
 
Da un lato è stata ridotta, da 10.000 a 5.000 euro, la soglia oltre la quale le pubbliche amministrazioni (e le società a prevalente partecipazione pubblica) possono sospendere i pagamenti, nell’ipotesi in cui il beneficiario degli stessi risulti inadempiente rispetto all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle esattoriali, per un ammontare complessivo pari almeno a tale importo (art. 48bis del DPR 602/1973) [2].
 
Specularmente è stato modificato il D.M. 40/2008, attuativo del citato art. 48bis, che stabilisce sia le modalità di verifica della posizione debitoria dell’interessato da parte dell’agente della riscossione, sia la procedura di riscossione delle somme dovute dall’interessato all'Erario.
 
In particolare, è stato esteso da 30 a 60 giorni il periodo nel quale il soggetto pubblico non procede al pagamento delle somme dovute al beneficiario, risultato inadempiente, fino alla concorrenza dell'ammontare del debito comunicato dall’agente della riscossione.
 
Come già evidenziato durante l’iter parlamentare di approvazione della legge di Bilancio, tali modifiche sono fortemente negative per il settore sotto vari punti di vista.
 
Anzitutto, incidono in maniera rilevante sulla disciplina delle cause di esclusione degli operatori economici dalle procedure di gara, di cui all’art. 80 del codice dei contratti - D.Lgs. 50/2016, che stabilisce che “Costituiscono gravi violazioni quelle che comportano un omesso pagamento di imposte e tasse superiore all'importo di cui all'articolo 48bis, commi 1 e 2-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.[…]”.
 
Pertanto, il dimezzamento della soglia di cui all’art. 48bis a 5.000 euro si ripercuote negativamente sulla partecipazione alle procedure di gara, amplificando il concetto di gravità delle violazioni in materia fiscale e comportando la potenziale esclusione dalle procedure di gara di imprese che abbiano commesso violazioni di importo scarsamente rilevante.
 
Sotto altro aspetto, l’abbassamento della soglia in questione ed il contestuale raddoppio a 60 giorni del periodo di sospensione dei pagamenti da parte delle amministrazioni ai beneficiari – a qualunque titolo – di somme pubbliche, necessario a consentire l’effettuazione di pignoramenti, si ripercuotono negativamente sulla disciplina del pagamento del corrispettivo d’appalto agli operatori economici.
 
Le imprese che, infatti, dovrebbero ricevere il pagamento del corrispettivo d’appalto da parte dell’ente appaltante, potrebbero, a fronte dell’omesso pagamento di imposte o tasse per un importo pari o superiore a 5.000 euro, subire una paralisi dei pagamenti per un intero bimestre, in attesa dell’avvio della procedura di riscossione.
 
Per queste ragioni, l’ANCE continuerà ad agire nelle opportune sedi per ottenere l’abrogazione delle citate disposizioni.
 
Ciò premesso, la Circolare in commento, articolata in 13 paragrafi, fa il punto sull’aggiornamento della normativa di settore ed esamina alcuni profili critici emersi nel corso del tempo, afferenti, tra l’altro, all’ambito soggettivo, alla scissione dei pagamentiall’inadempienza contributiva, alla cessione del credito.
 
P.A. che devono effettuare la verifica
 
In particolare con riguardo alla precisa individuazione degli enti che sono tenuti a effettuare le verifiche ai sensi dell’art. 48bis, viene chiarito che rientrano nel novero delle amministrazioni pubbliche tenute a effettuare tali controlli:
  • le società a totale partecipazione pubblica diretta
  • gli enti pubblici anche economici, le aziende speciali anche consortili e, in generale, le aziende pubbliche a prescindere dalla loro qualificazione come enti pubblici economici;
  • e gestioni commissariali.
Risultano, invece, escluse dall’ambito di applicabilità della disciplina le fondazioni e le associazioni di enti pubblici, poiché tale inclusione segnerebbe una dilatazione eccessiva dell’ambito soggettivo.
 
Split payment
 
La Circolare si sofferma, inoltre, sull’applicazione della disciplina di cui all’art.48bis per quelle amministrazioni e quegli enti interessati dallo split payment, confermando quanto già chiarito dall’Agenzia delle Entrate nel 2015.
 
Si ricorda, che il meccanismo del cd. split payment, introdotto dal 1 gennaio 2015, pone in capo alle Pubbliche Amministrazioni e ad alcune tipologie di società ed enti [3], il versamento dell’IVA relativa alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle stesse. Tali amministrazioni procedono, in sostanza, a effettuare due pagamenti: il corrispettivo al netto dell’IVA a favore del proprio fornitore, e il versamento dell’IVA a favore dell’Erario.
 
In questi casi, la Circolare precisa che ai fini dell’individuazione della soglia dei 5000 euro di cui all’articolo 48bis, al di sopra della quale vengono sospesi i pagamenti, le amministrazioni non dovranno considerare l’IVA, ma tener conto, soltanto di quanto effettivamente spettante in via diretta al proprio fornitore, cioè dell’importo al netto dell’IVA.
 
Art.48bis e inadempienza contributiva
 
La Circolare prende in esame, inoltre, l’ipotesi in cui in sede di pagamento del beneficiario sia riscontrata sia un’inadempienza di natura contributiva che di natura “fiscale”, al fine di chiarire se vada prioritariamente applicata la disciplina che consente l’intervento sostitutivo della stazione appaltante nel versamento dei contributi ai sensi dell’art. 30 del D.Lgs 50/2016 oppure la disciplina di cui all’art.48bis del DPR 602/1973.
 
Si ricorda che l’art. 30 del D.Lgs 50/2016 [4], prevede che, qualora il DURC (documento unico di regolarità contributiva) relativo a personale dipendente dell'affidatario o del subappaltatore o di titolari di subappalti e cottimi non risulti regolarela stazione appaltante sia tenuta a trattenere l’importo corrispondente all'inadempienza, per il successivo versamento diretto agli enti previdenziali e assicurativi, compresa la Cassa Edile.
 
Come evidenziato nella Circolare si tratta di un obbligo a carico della stazione appaltante, per cui deve ritenersi che l’intervento sostitutivo in materia contributiva sia prioritario rispetto alla verifica della morosità fiscale.
 
Pertanto, in caso di DURC irregolare la PA deve prioritariamente trattenere l’importo dei contributi non assolti dall’appaltatore o subappaltatore, e versarli agli Enti previdenziali e assistenziali, e sull’importo residuo del pagamento, se superiore alla soglia dei 5000 euro, effettuare la verifica della regolarità fiscale.
 
Cessione del credito
La Circolare riprende anche la questione della verifica di inadempienza in caso di cessione del credito [5] da parte dell’impresa destinataria del pagamento stesso, confermando la procedura delineata nella Circolare n.29/2009.
In tale occasione, è stato precisato che la verifica in capo all’impresa va effettuata al momento della notifica della cessione del credito all’Amministrazione debitrice, che, accertata la “non inadempienza” della stessa, potrà fornire la propria accettazione espressa alla cessione, liberando così l’impresa da ogni ulteriore controllo, da effettuarsi al momento dell’effettivo pagamento delle somme spettanti. All’atto dell’erogazione degli importi dovuti dall’Amministrazione, infatti, la verifica sarà effettuata solo nei confronti della banca, o dell’intermediario, che ha acquistato il creditodall’impresa originaria.
 
Inoltre, contestualmente alla notifica relativa alla cessione del credito, il cedente deve:
 
-        richiedere all’Amministrazione debitrice l’accettazione espressa alla cessione del credito, che contenga l’esplicito riferimento all’inesistenza di situazioni di inadempimento a proprio carico;
 
-        allegare alla richiesta di accettazione del credito il consenso al trattamento dei propri dati personali (mediante il modulo allegato alla C.M. 29/2009), necessario per consentire alla P.A. di effettuare la predetta verifica di morosità prevista dall’art.48bis.
 
A tal riguardo, la Ragioneria Generale indica ora due diverse ipotesi:
 
-          il cedente acconsente a far immediatamente effettuare la verifica di inadempienza a proprio carico da parte dell’Amministrazione ceduta (fornendo il consenso al trattamento dei dati personali), che in conseguenza, darà notizia dei relativi esiti al cessionario. Solo qualora l’esito risulti di “non inadempimento”, l’amministrazione provvederà ad effettuare, al momento del pagamento, una seconda verifica nei confronti del cessionario;
 
-          il cedente non acconsente a far effettuare la predetta verifica (non fornendo l’autorizzazione al trattamento dei dati personali), con la conseguenza che, a prescindere dall’accettazione anche tacita dell’Amministrazione ceduta, quest’ultima dovrà effettuare la verifica solamente nei confronti del soggetto cedente (originario creditore), all’atto del pagamento a favore del cessionario, consapevole del rischio che il cedente possa risultare inadempiente rispetto agli obblighi di versamento di cartelle di pagamento.
 
In quest’ultimo caso, precisa la Circolare, è opportuno che l’Amministrazione ceduta si adoperi per non prestare il proprio consenso alla cessione del credito.
 
[1] Cfr. art.1, commi da 986 a 989, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, e sul punto Ance “Legge di Bilancio 2018 – Focus fiscale
[2] Si ricorda che, ai sensi dell’art.1, co.4-bis, del DL 16/2012, convertito con modifiche dalla legge 44/2012, la PA deve comunque procedere al pagamento, in favore del beneficiario, delle somme eccedenti l’ammontare del debito. L’eventuale mancato pagamento costituisce violazione dei doveri d’ufficio.
[3] Si tratta, in particolare di:
·        tutte le pubbliche amministrazioni ai sensi dell’art.1, co.2, della legge 196/2009
·        gli enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona;
·        le fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70%;
·        tutte le società controllate, in via diretta, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri (e le società da queste stesse controllate);
·        tutte le società controllate, in via diretta o indiretta, dalle amministrazioni pubbliche, dalle regioni, province, città metropolitane, comuni ed unioni di comuni o da enti pubblici economici nazionali, regionali e locali e da fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche (e le società da queste stesse controllate per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70);
·        le società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana identificate agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto.
[4] Come modificato dall’art. 20 comma 1, lett.b) del D.Lgs 56/2017.
[5] Ai sensi dell’art.1260 e seguenti del codice civile e della legge 52/1991.
 
 

Altri articoli...

\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n
ance-nazionale
 
logo cassa edile LOGO ESIEA
CREDITS