HomeVarie

Varie

Impianti solari sugli edifici: l’installazione è sempre attività edilizia libera

Il Decreto Legge 17/2022, per rispondere alla sfida della transizione energetica e della decarbonizzazione, nonché all’attuale forte rincaro dell’energia elettrica e del gas, prevede all’articolo 9, comma 1 – che sostituisce l’art. 7-bis, comma 5 del D.lgs. 28/2011 - misure per semplificare e incentivare al massimo la realizzazione degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, con specifico riferimento a quelli solari, sia termici sia fotovoltaici.

Con la legge di conversione 34/2022 sono state apportate alcune modifiche alla norma che ne hanno chiarito l’applicazione anche alle zone A dei piani urbanistici comunali, ossia ai centri storici e pertanto anche in queste parti di città l’installazione dei pannelli solari sugli edifici o su altre strutture è libera e non richiede atti di assenso preventivi. Sono esclusi i soli centri storici soggetti a vincolo paesaggistico ai sensi dell’art. 136, comma 1, lett. c) del D.lgs. 42/2004 “Codice dei beni culturali e del paesaggio” nei quali questi interventi continuano ad essere soggetti ad autorizzazione paesaggistica, a meno che l’installazione non avvenga con “pannelli integrati nelle coperture non visibili dagli spazi pubblici esterni e dai punti di vista panoramici, eccettuate le coperture i cui manti siano realizzati in materiali della tradizione locale”.

Attualmente in base all’art. 9, comma 1 come modificato dalla legge di conversione (in vigore dal 29 aprile scorso), l’installazione degli impianti solari termici e fotovoltaici:

  • rientra fra gli interventi di manutenzione ordinaria di cui all’art. 3, comma 1, lett. a) del Dpr 380/2001 cd. “Testo Unico Edilizia” e quindi nell’attività edilizia libera;
  • può avvenire su edifici e su strutture e manufatti fuori terra (es. tettoie, pergole, autorimesse, ecc.) ovunque ubicati, comprese le zone A dei piani urbanistici comunali come individuate ai sensi del DM 1444/1968 (o le zone a queste assimilabili in base alla normativa regionale o locale);
  • può avvenire con qualunque modalità (es. su coperture inclinate o piane) e non è previsto un limite quantitativo in termini di potenza massima o di superficie, ferme restando le eventuali disposizioni di settore che prevedono specifici limiti; 
  • è liberalizzata insieme anche alle opere per la connessione degli impianti alla rete elettrica e agli eventuali interventi di potenziamento o adeguamento della rete esterni agli edifici, alle strutture o ai manufatti;
  • non è soggetta all’acquisizione di permessi, autorizzazioni o atti di assenso comunque denominati, (es. nulla osta ente parco, autorizzazione per vincolo idrogeologico, ecc.) compresi quelli previsti dal D.lgs. 42/2004, cd. Codice dei beni culturali e del paesaggio.

L’Ance fornisce un commento all’art. 9, comma 1 del DL 17/2022 come convertito dalla Legge 34/2022 nell’ambito di una apposita nota tecnica.

2 allegati

DL_ENERGIA_articolo_9_comma_1_convertito pdf
DL_ENERGIA_allegato_nota_tecnica ANCE pdf

Crisi d’impresa: l’entrata in vigore del Codice slitta al 15 luglio

Proroga dal 16 maggio al 15 luglio 2022 dell’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, ivi compresa l’applicabilità, a regime, della “composizione negoziata della crisi d’impresa”.

Questa la principale novità, in tema di crisi d’impresa, contenuta nel Decreto Legge 30 aprile 2022, n.36, recante “Ulteriori misure urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.100 del 30 aprile 2022 e che verrà trasmesso in Parlamento per la relativa conversione in legge.

La proroga dell’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019) al 15 luglio 2022 si è resa necessaria per uniformare l’operatività della nuova disciplina dell’insolvenza con la scadenza, fissata al 17 luglio 2022, per il recepimento, da parte dello Stato italiano, della Direttiva (UE) n. 2019/1023, in materia di ristrutturazione del debito e di insolvenza.

Infatti, l’adeguamento alla normativa UE in tema di crisi d’impresa, che coinvolge l’attuale assetto del Codice, verrà attuato mediante uno specifico Decreto legislativo, ora all’esame delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato (atto n.374), tenute a formulare il proprio parere prima dell’approvazione definitiva del Provvedimento da parte del Governo. Sul tema, l’ANCE è stata audita in Senato lo scorso 26 aprile.

Quindi per evitare sovrapposizioni nella disciplina dei diversi istituti regolati sia nel Codice della crisi, sia nell’attuale legge fallimentare (quale ad esempio il concordato in continuità aziendale), lo stesso entrerà in vigore solo dopo l’adozione del Decreto legislativo che recepirà le nuove regole UE in materia.

Con riferimento alle misure d’interesse per il settore, la proroga al 15 luglio 2022 coinvolge anche l’applicabilità della “composizione negoziata della crisi d’impresa”, già entrata in vigore lo scorso autunno in chiave antiemergenza (cfr. il D.L. 118/2021).

In particolare, questa verrà disciplinata in forma strutturale nel Codice della crisi d’impresa, ed in sostituzione dell’analogo meccanismo di risoluzione dell’insolvenza temporanea a cura degli Organismi di composizione della crisi – OCRI.

Al riguardo, si ricorda che, rispetto agli OCRI, la “composizione negoziata” viene gestita da un singolo professionista esperto con specifici requisiti professionali (e non da un collegio di 3 membri), per affrontare e risolvere la situazione d’insolvenza temporanea.

Inoltre, dal prossimo 15 luglio, l’originario sistema delle segnalazioni d’allerta, come delineato nel D.Lgs. 14/2019, verrà sostituito dalle analoghe comunicazioni circa l’esistenza di debiti di importo rilevante, già disciplinate ai fini della citata “composizione negoziata” (ivi comprese quelle dei “creditori pubblici qualificati”, come ad esempio l’Agenzia delle Entrate e l’INPS).

Il D.L. 36/2022 non interviene, invece, sulla nomina degli organi di controllo nelle S.R.L., in presenza di specifiche condizioni, che resta fissata al 30 aprile 2023 (ossia entro l’ordinaria data di approvazione dei bilanci 2022).

1 allegato

Decreto_Legge_30_aprile_2022_n_36 pdf 

Semplificate le demolizioni e ricostruzioni nelle aree vincolate

Sono in vigore dal 29 aprile 2022 le nuove disposizioni che modificano le norme contenute nel Dpr 380/2001 “Testo Unico Edilizia” (art. 3, comma 1, lettera d) e art. 10, comma 1 lettera c) in tema di classificazione degli interventi di demolizione e ricostruzione nell’ambito della ristrutturazione edilizia qualora riguardanti gli immobili soggetti a tutela ai sensi del D.lgs. 42/2004.

Grazie all’intensa azione di sensibilizzazione da parte dell’ANCE è ora possibile eseguire come ristrutturazione edilizia “pesante”, previa presentazione del Permesso di costruire o della SCIA in alternativa al Permesso di costruire, gli interventi demo-ricostruttivi con diverse caratteristiche (sagoma, prospetti, sedime, volume ecc.) sugli immobili ricadenti nelle aree vincolate per legge ai sensi dell’art. 142 del D.lgs. 42/2004 “Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Le modifiche al Testo Unico Edilizia sono state introdotte dal comma 5-bis dell’articolo 28 del Decreto Legge 1° marzo 2022, n. 17, cd. “Decreto Energia”, come inserito dalla legge di conversione 27 aprile 2022, n. 34 (G.U. n. 98 del 28 aprile 2022).

La nuova definizione di ristrutturazione edilizia per gli immobili soggetti a tutela (D.lgs. 42/2004)

Le novità previste in sede di conversione del Decreto Energia intervengono a risolvere, seppur parzialmente, la questione sorta con il Decreto Legge 76/2020 che non consente di inquadrare come ristrutturazione edilizia le operazioni di demolizione con ricostruzione con caratteristiche diverse da quelle preesistenti, qualora interessanti gli immobili soggetti a tutela ai sensi del D.lgs. 42/2004.

In questi casi, i lavori vengono classificati come nuova costruzione, categoria edilizia che nella maggior parte dei casi non è consentita dai piani urbanistici dei comuni e comunque non può beneficiare di numerosi incentivi fiscali attualmente previsti per l’efficientamento energetico e il miglioramento sismico.

La modifica inserita dalla Legge di conversione del Decreto Energia interviene a porre un’eccezione a questa regola con riferimento ad una specifica tipologia di aree soggette a vincolo paesaggistico e cioè quelle individuate e tutelate per legge ai sensi dell’articolo 142 del D.lgs. 24/2004 (cd. aree ex Galasso). 

Si tratta in particolare dei seguenti ambiti territoriali:

a)  territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare;

b)  territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi;

c)  fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con RD 1175/1933, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna;

d)  montagne per la parte eccedente 1.600 metri s.l.m. per la catena alpina e 1.200 metri s.l.m. per la catena appenninica e per le isole;

e)  ghiacciai e i circhi glaciali;

f)  parchi e riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi;

g)  territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento (art. 2, commi 2 e 6, D.lgs. 227/2001);

h)  aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici;

i)  zone umide incluse nell’elenco previsto dal Dpr 448/1976;

l)  vulcani;

m)  zone di interesse archeologico.

In pratica, a seguito delle nuove norme come risultanti dalle modifiche introdotte dalla legge di conversione, sugli immobili ricadenti in queste aree, le operazioni demo-ricostruttive con modifica dei relativi parametri (sagoma, volume, prospetti etc..) sono:

– classificate come ristrutturazione edilizia e non più come nuova costruzione (nuovo art. 3, comma 1, lettera d);

– eseguibili previa presentazione di permesso di costruire o di Scia in alternativa a permesso di costruire in quanto inquadrabili come ristrutturazione edilizia cd. “pesante” (nuovo articolo 10, comma 1, lettera c).

Sono esclusi da tale modifica e, pertanto, continueranno ad essere classificati come nuova costruzione gli interventi di demolizione e ricostruzione con modifica delle caratteristiche preesistenti qualora interessanti:

– gli immobili soggetti a vincolo culturale ai sensi della Parte II del D.lgs. 42/2004;

– gli immobili e aree soggetti a vincolo paesaggistico mediante apposito decreto regionale o ministeriale ai sensi dell’articolo 136 D.lgs. 42/2004 (o comunque mediante apposito provvedimento previsto dalla legislazione previgente come specificati nell’art. 157);

–  gli ulteriori immobili ed aree, individuati in base all’elenco dell’art. 136 e sottoposti a tutela dai piani paesaggistici regionali.

Le questioni aperte

Le novità introdotte dalla legge di conversione del DL Energia costituiscono un primo passo per l’apertura contro le rigidità introdotte nel 2020 per gli immobili soggetti a tutela ai sensi del D.lgs. 42/2004.

La norma come modificata nel 2020,  infatti, non facendo distinzioni fra edifici oggetto di vincolo puntuale perché aventi particolare pregio e edifici ubicati in un’area vincolata paesaggisticamente ma privi di pregio, ha determinato una grave situazione di blocco nella rigenerazione di una vasta “fetta” del patrimonio costruito.

Su questo tema si è aperto un forte dibattito che ha visto prima il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, su sollecitazione di alcuni Comuni, fornire chiarimenti nel senso che è “ristrutturazione edilizia”, la demolizione e ricostruzione anche con modifiche ai parametri edilizi di immobili ubicati in aree vincolate ma privi di riconosciuto valore storico, artistico o architettonico intrinseco (parere 11 agosto 2021). 

Successivamente è intervenuto il Ministero della Cultura con due circolari (n. 38 del 4 ottobre 2021 e n. 44 del 15 ottobre 2021) per ribadire che la demolizione e ricostruzione con modifiche dei parametri rientra nella nuova costruzione per tutti gli immobili soggetti a tutela ai sensi del D.lgs. 42/2004, anche quelli in aree vincolate ma privi di valore. 

Nel frattempo in Parlamento sono state presentare diverse interrogazioni ai Ministeri competenti che hanno ribadito le proprie posizioni, mentre nella giurisprudenza amministrativa, accanto all’orientamento prevalente di tipo restrittivo, vi è stata di recente una apertura. 

Nel merito si segnala Il TAR Marche ( sentenza della sez. I del 18/3/2022, n. 170), che ha sostenuto come  l’art. 3, comma 1, lett. d), nel disciplinare la demolizione e ricostruzione,  fa riferimento ai soli immobili oggetto di tutela paesaggistica e non anche alle aree vincolate cosicché solo per i primi la demolizione e ricostruzione con modifiche dei parametri rientra nella nuova costruzione.

In particolare il TAR Marche ha evidenziato la necessità di fornire un’ interpretazione dell’art. 3, comma 1, lett. d) del TUE aderente all’evoluzione normativa, che “alla luce dell’obiettivo di ridurre il consumo di nuovo suolo, ha progressivamente ampliato la nozione di ristrutturazione edilizia c.d. ricostruttiva, facendo venire meno dapprima l’obbligo della “fedele ricostruzione” e successivamente anche quelli della conservazione della sagoma e dell’area di sedime”.

Accanto a questo orientamento si ricorda anche quello della Corte Costituzionale (vedi news del 4 marzo 2021) che con la sentenza n. 29/2021 ha stabilito un principio importantissimo che potrà essere di supporto alle ulteriori modifiche proposte per gli interventi sui vincolati.

 In particolare la  Consulta ha chiarito definitivamente che:

– la normativa statale sui beni culturali e paesaggistici (ossia il D.lgs. 42/2004) non prevede un divieto aprioristico di compiere interventi sui beni vincolati: gli interventi sono infatti consentiti, a condizione che siano compatibili con il valore culturale e paesaggistico del bene, e tale compatibilità è accertata in sede di autorizzazione (paesaggistica o culturale);

– la disciplina statale non è riducibile, sempre e comunque sia, all’immodificabilità assoluta e aprioristica dei beni vincolati.

Il dibattito, al di là del miglioramento apportato dalle Decreto Energia, evidenzia, pertanto,  la necessità di un nuovo intervento legislativo che, in linea con le esigenze della città contemporanea e garantendo la massima salvaguardia del patrimonio culturale e paesaggistico, consentano di intervenire sui numerosissimi manufatti privi di pregio e spesso incongrui rispetto al contesto significativo, che oggi più che mai necessitano di essere rigenerati.

In allegato gli articoli 3 e 10 del Dpr 380/2001 come modificati dal comma 5-bis dell’art. 28 Decreto Legge 17/2022, inserito dalla Legge di conversione 34/2022

1 allegato

TUE_artt_3_e_10_con_modifiche_DL_energia (1) pdf

Sottoscritto il nuovo Contratto integrativo dell'Edilizia per la provincia di Agrigento - 28-04-2022.

ImgHP 0a272b5f-1642-41d5-8e64-f9bcb2a191c5

"Sottoscritto il nuovo Contratto integrativo dell'Edilizia"

In data 28 aprile 2022, presso la sede dell’ANCE Agrigento è stato sottoscritto il nuovo Contratto Integrativo Provinciale delle Imprese edili ed affini della provincia di Agrigento del c.c.n.l. 18 luglio 2018, tra ANCE Agrigento e le OO.SS., Filca Cisl, Feneal Uil e Fillea Cgil.

Si allega una nota del Presidente di ANCE AGRIGENTO ed il Contratto Integrativo Provinciale dell'Edilizia.

2  allegati

Lett.Pres.Salamone- Rinnovo contratto integrativo provinciale 

Contratto integrativo provinciale Edilizia -28-04-2022 

Codice di comportamento delle imprese di costruzione 2022

il Ministero di Giustizia, in data 4 aprile, ha giudicato idoneo al raggiungimento dello scopo di cui all’articolo 6, comma 3, del D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, il Codice di Comportamento delle imprese di costruzione 2022, che sostituisce la revisione 2013.

Il documento, riportato in allegato, offre adeguato supporto per la predisposizione dei modelli di organizzazione e gestione da parte delle imprese.

Sulle base delle novità approvate dal Ministero, informiamo che, a breve, forniremo una nota più approfondita con le modifiche apportate e che verrà aggiornato il software SQuadra Edilizia, l'applicativo che consente alle imprese Ance di predisporre gratuitamente il modello organizzativo e gestionale esimente dalla responsabilità amministrativa.

Saranno previsti degli eventi nazionali per la diffusione del documento e dei servizi che Ance mette a disposizione delle imprese associate, anche tramite l’applicativo SQuadra Edilizia.

In particolare, per supportare le imprese che già utilizzano il predetto software, sarà previsto un webinar formativo specifico.

1 allegato

Linee Guida Ance 231 revisione 2022 pdf

Altri articoli...

\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n
ance-nazionale
 
logo cassa edile LOGO ESIEA
CREDITS