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D.L. 157/2020 – cd. “D.L. Ristori-quater” – Misure fiscali

Proroga del versamento della seconda o unica rata di acconto IRPEF/IRES ed IRAP, sospensione dei versamenti tributari in scadenza a dicembre 2020, proroga dei termini delle definizioni agevolate, razionalizzazione dell'istituto della rateizzazione e rinvio al 2023 del federalismo fiscale regionale.

Queste le misure fiscali d’interesse per il settore delle costruzioni contenute nel Decreto Legge 30 novembre 2020, n.157 (cd. “D.L. Ristori-quater”), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.297 del 30 novembre 2020.

Secondo acconto IRPEF/IRES ed IRAP - Proroga del termine di versamento (art.1)

Il termine di versamento della seconda o unica rata dell'acconto IRPEF/IRES e dell'IRAP viene prorogato dal 30 novembre:

  • al 10 dicembre 2020 (cd. “proroga breve”), per i soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato.
  • al 30 aprile 2021 (cd. “proroga lunga”) per le imprese:
  • che applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale – ISA[1] e che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% nel primo semestre dell'anno 2020 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente;
  • che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato, con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel 2019 e che hanno registrato un calo del fatturato o dei corrispettivi del 33% nei primi sei mesi del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019.

La proroga si applica a prescindere dall’ammontare del fatturato e dalla riduzione dello stesso per le imprese (assoggettate agli ISA e non) esercenti le attività sospese, oggetto di specifiche misure restrittive anti-Covid[2].

Per tali soggetti, il versamento dovrà essere effettuato entro il 30 aprile 2021 in un'unica soluzione, e non opera il rimborso di quanto già versato.

Sospensione dei versamenti tributari in scadenza nel mese di dicembre (art.2)

Per le imprese esercenti attività d'impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, sede legale od operativa nel territorio dello Stato, con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel 2019, ed in presenza di un calo del fatturato del 33% nel mese di novembre 2020 rispetto allo stesso mese del 2019, vengono sospesi i versamenti scadenti nel mese di dicembre relativi a:

  • ritenute sui redditi da lavoro dipendente ed assimilati[3], nonché delle trattenute relative all'addizionale IRPEF regionale e comunale;
  • IVA;
  • contributi previdenziali e assistenziali.

La medesima sospensione dei versamenti opera anche per le attività economiche iniziate dopo il 30 novembre 2019.

La sospensione dei citati versamenti fiscali (ritenute fiscali, IVA e contributi) si applica a prescindere dall’ammontare dei ricavi o compensi e dalla riduzione del fatturato, alle attività economiche sospese, oggetto delle specifiche misure restrittive anti-Covid.

versamenti sospesi sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un'unica soluzione entro il 16 marzo 2021 o mediante rateizzazione, fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 marzo 2021. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.

Proroga del termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi ed IRAP (art.3)

Viene prorogato dal 30 novembre 2020 al 10 dicembre 2020 il termine per la presentazione telematica della dichiarazione dei redditi (IRPEF ed IRES)[4] e dell’IRAP.

Proroga dei termini delle definizioni agevolate (art.4)

Viene prorogato dal 10 dicembre 2020 al 1° marzo 2021 il termine per il pagamento  delle definizioni agevolate della rottamazione-ter e del saldo e stralcio, le cui rate residue non saldate nel 2020 dovevano essere versate, per non incorrere nella decadenza, entro il 10 dicembre 2020 (cfr. l’art.68, co.3, del D.L. 18/2020, convertito, con modificazioni, nella legge 27/2020 (cd. “Decreto Cura Italia”)[5].

Razionalizzazione dell'istituto della rateizzazione (art.7)

La disposizione introduce modifiche al fine di migliorare l’istituto della rateizzazione concessa dall’agente della riscossione (art.19 del D.P.R. 602/1973), che prevedono:

  • la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza, il divieto di iscrivere nuovi fermi amministrativi ed ipoteche, o di avviare nuove procedure esecutive, a seguito della presentazione della richiesta di dilazione del pagamento;
  • con il pagamento della prima rata, l'estinzione delle procedure esecutive precedentemente avviate, a condizione che non si sia ancora tenuto l'incanto con esito positivo o non sia stata presentata istanza di assegnazione, ovvero il terzo non abbia reso dichiarazione positiva o non sia stato già emesso provvedimento di assegnazione dei crediti pignorati.

Inoltre, viene previsto il divieto di concedere la rateizzazione nell’ipotesi in cui il debito sia stato oggetto della verifica ai sensi dell'articolo 48-bis del D.P.R. 602/1973, in un momento antecedente alla data di accoglimento della richiesta;

Le citate novità si applicano alle richieste di rateazione presentate a decorrere dal 30 novembre 2020, data di entrata in vigore del cd. “D.L. Ristori-quater”.

Inoltre, per le rateizzazioni richieste dal 30 novembre ed entro il 31 dicembre 2021, viene aumentato a 100.000 euro l’importo delle somme iscritte a ruolo che possono essere rateizzate fino ad un massimo di 72 rate mensili, se l’istante documenta la “temporanea situazione di obiettiva difficoltà” (l’importo a regime è pari a 60.000 euro).

In tale ipotesi, viene aumentato da 5 a 10 il numero di rate non pagate, anche non consecutive, che determinano la decadenza della rateizzazione.

Infine, viene previsto che in caso di decadenza dalla rateizzazione relativa alle definizioni agevolate[6], si può presentare una nuova richiesta di rateizzazione entro il 31 dicembre 2021, senza necessità di saldare le rate scadute alla data della nuova richiesta.

Rinvio del federalismo fiscale (art.16)

Si rinvia al 2023 l’applicazione delle disposizioni relative al cd. “federalismo fiscale regionale” (D.Lgs. 68/2011).

In particolare, viene rinviata al 2023 la rideterminazione dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) con riferimento all'anno di imposta precedente.

Viene, altresì, spostata al 2023 la rideterminazione dell’aliquota di compartecipazione regionale al gettito IVA.


[1] Cfr. l’art.98 del D.L. 104/2020, convertito, con modificazioni, nella legge 126/2020 ed art. 6 del D.L. 149/2020. Si tratta dei soggetti con ricavi o compensi non superiori, nel 2019, a 5,16 milioni di euro.

[2] Cfr. gli allegati 1 e 2 al D.L. 149/2020, le ordinanze del Ministro della salute adottate ai sensi degli artt.2 e 3 del D.P.C.M. 3 novembre 2020 e dell'art.30 del D.L. 149/2020. Cfr. anche l’art.6 del D.L. 149/2020 per i soggetti ISA.

[3] Cfr. gli articoli 23 e 24 del D.P.R. 600/1973.

[4] Cfr. l’art.2 del D.P.R. 322/1998.

[6] Si tratta delle definizioni dei carichi pendenti ai sensi dell’art.68 del D.L. Cura Italia, accordate prima dell’inizio della sospensione dei termini di versamento (dall’8 marzo al 31 dicembre 2020), stabilita proprio dal medesimo D.L. Cura Italia e successive modificazioni.

1 allegato

Decreto Legge 30 novembre 2020, n.157

Disegno di Legge di Bilancio 2021 – Misure fiscali d’interesse

Proroga dei bonus ordinari per il recupero edilizio fino al 31 dicembre 2021, ovvero dei Bonus CasaEcobonusBonus FacciateBonus mobili e Bonus Verde, proroga del credito d’imposta industria 4.0 fino al 31 dicembre 2022 e messa a regime della detrazione per i lavoratori dipendenti (cd. cuneo fiscale).

Queste le principali misure fiscali d’interesse per il settore delle costruzioni contenute nel Disegno di Legge di Bilancio 2021 (n.2790-bis/C), in corso di discussione alla Camera, in prima lettura.

In particolare, vengono prorogati sino al 31 dicembre 2021 i seguenti bonus fiscali nella misura ordinaria per la ristrutturazione edilizia e l’efficientamento energetico ed antisismico degli edifici (artt.12 e 13 del DdL Bilancio 2021):

  • Bonus edilizia (detrazione per gli interventi di ristrutturazione edilizia al 50% (da suddividere in 10 quote annuali)[1],
  • Ecobonus (detrazione al 50% o 65%per gli interventi di efficienza energetica, da suddividere in 10 quote annuali)[2],
  • Bonus facciate[3],
  • Bonus mobili[4], ovvero della detrazione per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe energetica elevata finalizzati all'arredo dell'immobile oggetto di ristrutturazione
  • Bonus Verde[5].
    Il testo del Provvedimento non prevede la proroga delle detrazioni potenziate al 110% – cd. Superbonus, attualmente applicabili fino al 31 dicembre 2021[6].
    In ogni caso, l’ANCE ha già avviato le opportune iniziative volte ad ottenere nella medesima legge di Bilancio 2021 la proroga, quantomeno fino al 31 dicembre 2023, dei Superbonus.
    L’ANCE illustra, in un proprio dossier riepilogativo, le ulteriori misure fiscali d’interesse, quali:
  • fondo delega riforma fiscale (art. 2);
  • stabilizzazione detrazione di lavoro dipendente (art. 3);
  • proroga Bonus Sud e credito imposta per ricerca e sviluppo (artt. 28, 32);
  • incentivi fiscali alle operazioni di aggregazione aziendale (art. 39);
  • rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni (art. 42);
  • misure in materia di strutture ricettive (art. 100);
  • modifiche al regime IVA di alcune operazioni effettuate da Associazioni di categoria (art. 108);
  • transizione 4.0 credito d’imposta per beni strumentali nuovi e credito d’imposta formazione (art. 185);
  • credito d’imposta per l’adeguamento dell’ambiente di lavoro (art. 195).

[1] Cfr. anche l'art.16-bis del D.P.R. 917/1986 – TUIR e dell'art.16, co.1, del D.L. 63/2013, convertito, con modificazioni, nella legge 90/2013.

[2] Cfr. anche l'art.14 del D.L. 63/2013, convertito, con modificazioni, nella legge 90/2013.

[3] Cfr. l'art.1, co. da 219 a 224, della legge 160/2019 (Bilancio 2020).

[4] Cfr. anche l'art.16, co.2, del D.L. 63/2013, convertito, con modificazioni, nella legge 90/2013.

[5] Cfr. L'art.10, co.1, del D.L. 162/2019 convertito, con modificazioni, nella legge 8/2020.

[6] Cfr. gli artt.119 e 121 del D.L. 34/2020, convertito, con modificazioni, nella legge 77/2020 

1 allegato

dossier riepilogativo

ANCE - Riproduzione e utilizzazione riservata ai sensi dell’art. 65 della Legge n. 633/1941

Sismabonus acquisti al 110% - Risposte Agenzia delle Entrate nn.557/E e 558/E

 

Rogito da effettuare entro il 31 dicembre 2021, sì all’aumento di volumetria ove previsto dalla normativa urbanistica, unico limite di spesa pari a 96.000 euro per l’acquisto congiunto di abitazione e pertinenza, e riconoscimento dell’ulteriore beneficio del bonus mobili per gli acquirenti delle abitazioni antisismiche. 

Così si è espressa l’Agenzia delle Entrate nelle Risposte nn. 557/E e 558/E entrambe del 23 novembre 2020, a proposito dell’applicabilità del Sismabonus acquisti ordinario, ovvero potenziato al 110% (in base all’art.119, co.4, del D.L. 34/2020, convertito, con modificazioni, nella legge 77/2020). 

Si ricorda che anche il Sismabonus acquisti[1] al 110% è la detrazione riconosciuta agli acquirenti di unità immobiliari oggetto di interventi edilizi “antisismici” effettuati, tramite demolizione e ricostruzione di interi fabbricati, anche con variazione volumetrica ove consentite, da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che provvedano, entro 18 mesi dalla fine lavori all’alienazione dell'immobile. 

L'agevolazione, che rientra nell’ambito applicativo del Sismabonusè in vigore dal 1°gennaio 2017 al 31 dicembre 2021

In particolare, nella Risposta n.558/E/2020 l’Amministrazione finanziaria chiarisce che anche nell’ipotesi di acquisto di abitazioni antisismiche, agevolate con il Sismabonus acquisti al 110%, il nuovo proprietario può usufruire del “bonus mobili”, consistente nella detrazione IRPEF del 50% delle spese per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+[2], correlata all’esecuzione di interventi di recupero edilizio sull’immobile[3]. 

In sostanza, viene agevolato l’arredo di un immobile oggetto non solo di interventi di ristrutturazione edilizia ordinaria, ma anche di messa in sicurezza sismica, ivi compresa l’ipotesi dell’acquisto delle abitazioni con caratteristiche antisismiche, che usufruiscono del Sismabonus acquisti, anche nella misura potenziata al 110%[4]. 

Infatti, poiché il Sismabonus origina proprio dalla disciplina della detrazione sulle ristrutturazioni edilizie, che ne costituisce la disciplina generale di riferimento[5], anche gli interventi di messa in sicurezza sismica rientrano, a parere dell’Agenzia, tra quelli agevolabili anche ai fini del bonus mobili

Inoltre, l’Agenzia delle Entrate conferma che ai fini del Sismabonus acquisti (potenziato e non): 

  • è necessario che il rogito sia stipulato entro il 31 dicembre 2021.
    In sostanza, i 18 mesi dalla fine dei lavori, come termine ultimo per la cessione dell’immobile da parte dell’impresa di costruzioni, devono essere ricompresi all’interno dell’arco temporale di vigenza del beneficio (31 dicembre 2021).
    A tale data, peraltro, gli immobili «devono avere tutte le caratteristiche idonee per essere commercializzati», ivi compreso, quindi, il cd. “collaudo statico” (cfr. anche la Risposta n.557/E/2020);
  • il preventivo intervento di demolizione e ricostruzione dell'edificio può comportare un aumento di volumetria rispetto all’edificio preesistente, «sempreché le disposizioni normative urbanistiche in vigore permettano tale variazione (cfr. sia lo stesso art.16, co.1-septies, del D.L. 63/2013, la C.M. 19/E/2020, nonché la Risposta n.557/E/2020)»;
  • nell’ipotesi di acquisto congiunto di un’abitazione e di una pertinenza, il limite massimo di spesa deve essere calcolato nel limite massimo di spesa di 96.000 euro unitariamente considerato, riferito sia all'immobile principale, sia alla pertinenza, anche se accatastati separatamente.

 


[1] Il comma 1-septies dell'art.16 del DL n. 63 /2013 prevede che «qualora gli interventi di cui al comma 1-quater [del medesimo articolo 16] siano realizzati nei comuni ricadenti nelle zone classificate a rischio sismico 1,2 e 3 (...) mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, allo scopo di ridurne il rischio sismico, anche con variazione volumetrica rispetto all'edificio preesistente, ove le norme urbanistiche vigenti consentano tale aumento, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare, che provvedano, entro diciotto mesi dalla data di conclusione dei lavori, alla successiva alienazione dell'immobile, le detrazioni dall'imposta di cui al primo e al secondo periodo del medesimo comma 1-quater spettano all'acquirente delle unità immobiliari, rispettivamente nella misura del 75 per cento e dell'85 per cento del prezzo della singola unità immobiliare, risultante nell'atto pubblico di compravendita e comunque, entro un ammontare massimo dispesa pari a 96 mila euro per ciascuna unità immobiliare (...)».

[2] Si ricorda che la detrazione, per le spese sostenute nel 2020, va ripartita in 10 quote annuali di pari importo ed è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 10.000 euro, cfr. l’art.16, comma 2, del DL 63/2013 convertito con modifiche dalla legge 90/2013.

[3] Ai sensi dell’art. 16-bis del TUIR  - DPR 917/1986.

[4] Cfr. ANCE “Ok al bonus mobili anche in caso di interventi agevolati con il Sismabonus” - ID n.41782 del 1 ottobre 2020.

[5] Cfr. l’art.16bis, co.1, lett.i, del D.P.R. 917/1986. 

2 allegati

Risposta dell'Agenzia delle Entrate n.557_E
Risposta dell'Agenzia delle Entrate n.558_E

Ok al Bonus Facciate per le “altane” veneziane

Il Bonus facciate spetta anche per il rifacimento delle cd. “altane” veneziane. Questo tipo di intervento, infatti, incidendo su elementi architettonici percepibili dal suolo pubblico, contribuisce al decoro urbano nel pieno rispetto della ratio della norma agevolativa che ha introdotto la detrazione per il recupero delle facciate esterne degli edifici. Confermata, sia per il Superbonus al 110% che per il Bonus Facciate, la possibilità di optare per la cessione del credito e per lo sconto in fattura, in caso di regime “forefettario”.

Queste precisazioni sono contenute nella Risposta ad Interpello n. 543 del 12 novembre 2020 con cui l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti al contribuente “forfetario” che intendeva fruire dell’Ecobonus, nella versione potenziata, e del Bonus Facciate[1], in relazione a interventi effettuati sia sulle parti comuni (intonaci e facciata) di un edificio che sulla propria unità immobiliare.

In particolare, l’istante chiedeva se:

  • aderendo al regime forfetario, avrebbe potuto fruire dei bonus tramite cessione del credito o sconto in fattura
  • anche il rifacimento dell’altana veneziana rientrasse tra le fattispecie agevolate con il Bonus Facciate.

Si ricorda, sul punto, che l'art.121 del “Decreto Rilancio” ha introdotto la possibilità di optare, in luogo della fruizione diretta della detrazione, per un contributo anticipato sotto forma di sconto dal fornitore dei beni o servizi (cd. "sconto in fattura") o, in alternativa, per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante, secondo le modalità stabilite dai Provvedimenti n.283847 dell’ 8 agosto 2020 e n.326047 del 12 ottobre 2020[2].

Per quanto riguarda il primo quesito relativo alla possibilità, per il contribuente che adotta il regime “forfettario” di fruire di queste opzioni, l’Agenzia delle Entrate richiama la C.M. 24/E/2020, per ricordare che il Superbonusnella forma della detrazione diretta, non è applicabile per i soggetti che possiedono esclusivamente redditi assoggettati, tra l’altro, ad imposta sostitutiva, come accade per i soggetti che esercitano attività d'impresa, arti o professioni e che aderiscono al predetto regime forfetario[3].

Tuttavia, per i medesimi soggetti, precisa l’Agenzia, l’agevolazione viene riconosciuta sotto forma di sconto sul corrispettivo, e della cessione del credito[4].

Infatti, ai fini dell'esercizio dell'opzione per tali due modalità alternative di fruizione del beneficio non rileva la circostanza che l’IRPEF non sia dovuta, tenuto conto che lo sconto in fattura e la cessione del credito hanno proprio l’obiettivo di incentivare gli interventi di efficientamento energetico ed antisismico.

Dunque, anche nel caso di specie viene ammessa la possibilità per il contribuente c.d. "forfetario", pur nel rispetto di tutti i requisiti richiesti dalla legge per godere delle  agevolazioni (Ecobonus nella forma potenziata e Bonus facciate), la possibilità di esercitare l'opzione per la cessione del credito o per lo sconto in fattura.

Per quanto riguarda, invece, il secondo quesito, relativo alla possibilità di godere del Bonus facciate anche in relazione alle spese per interventi sull'elemento architettonico cosiddetto "altana veneziana", l’Agenzia ricorda la ratio della norma agevolativa, che è quella di “incentivare gli interventi edilizi, finalizzati al decoro urbano, rivolti a conservare l'organismo edilizio, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo stesso, in conformità allo strumento urbanistico generale e ai relativi piani attuativi, favorendo altresì interventi di miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici”.

Questa considerazione induce l’Amministrazione a concludere che essendo la “altana veneziana" un elemento “architettonico aggiunto [...] chiaramente percepibile dal suolo pubblico" che incide sul decoro dell'edificio, gli interventi effettuati su di essa  possano essere ammessi al Bonus facciate.

 


[1] Rispettivamente previsti dall’art. 119 del DL 34/2020 convertito dalla legge 77/2020, e dall’art. 1, commi da 219 a 224, della legge 160/2019 (Bilancio 2020).

[2] Cfr. “Superbonus 110%: approvate le specifiche per l’invio della comunicazione all’Ade” .

[3] Cfr. Legge 23 dicembre 2014 n.190

(omissis)

 64. I soggetti di cui al comma 54 determinano il reddito imponibile applicando all'ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti il coefficiente di redditività nella misura indicata nell'allegato n. 4 annesso alla presente legge, diversificata a seconda del codice ATECO che contraddistingue l'attività esercitata. Sul reddito imponibile si applica un'imposta sostitutiva dell'imposta sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell'imposta regionale sulle attività produttive di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, pari al 15 per cento. (omissis)

[4] Identico orientamento è stato espresso dall’AdE nella Risposta n.514/E/2020 Cfr. “Sismabonus 110% – OK alla cessione del credito per un soggetto in regime forfetario” 

1 allegato

Risposta ad Interpello n. 543 del 12 novembre 2020

 

Settore edile - Credito d’imposta beni strumentali – Risposte nn.542/E e 544/E/2020

Autobetoniera e betonpompa tra i macchinari per l’edilizia ammessi al credito d’imposta del 40% per l’acquisto di beni strumentali nuovi. Agevolabile anche l’acquisto di autocarri, semirimorchi e mezzi e d’opera per la pulizia delle strade.

Così si è espressa l’Agenzia delle Entrate, rispettivamente, nelle Risposte 544/E e 542/E, entrambe del 12  novembre 2020, in merito all’applicabilità del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi (cd. “Industria 4.0”), operante fino al 31 dicembre 2020, stabilito dall’art.1, co.184-197, della legge 160/2019 (cd. “legge di Bilancio 2020”)[1].

Come noto, l'agevolazione è riconosciuta alle imprese che abbiano effettuato investimenti in beni strumentali nuovi nel 2020, oppure entro il 30 giugno 2021, a condizione che l'ordine risulti accettato dal venditore entro il 31 dicembre 2020 e sia avvenuto il pagamento di almeno il 20% del costo del bene.

Possono accedere al bonus fiscale tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito, e quindi anche le imprese appartenenti al settore delle costruzioni.

Il beneficio ha come oggetto, tra l’altro[2], i beni materiali nuovi, strumentali all’esercizio d’impresa, elencati nell’allegato A, annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232.

Il nuovo credito d'imposta è concesso in misura variabile a seconda del tipo di bene strumentale che viene acquisito.

Nello specifico, per gli investimenti aventi ad oggetto macchinari innovativi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello “Industria 4.0”, elencati nell’allegato A della legge 232/2016, il credito d’imposta è stabilito nella misura del 40% del costo, fino a un tetto massimo di spesa di 2,5 milioni di euro e nella misura del 20%, da 2,5 a 10 milioni di euro.

Al riguardo l’Agenzia delle Entrate, richiamando anche i propri precedenti chiarimenti, forniti nella C.M. 4/E/2017[3], e dopo aver richiesto un parere al Ministero dello Sviluppo Economico, conferma che rientrano nell’Allegato A[4], annesso alla legge 232/2016, e sono agevolabili con il credito d’imposta nella misura del 40%:

  • l’acquisto di un’autobetoniera e di una betonpompa con caratteristiche tecniche specifiche che le rendono assimilabili o integrabili a sistemi cyberfisici (cfr. la Risposta n.544/E/2020);
  • l’acquisto di autocarrisemirimorchi, ovvero mezzi e d’opera con apposita attrezzatura per il lavaggio, aspirazione e spazzatura delle strade urbane.
    Al riguardo, non è di ostacolo alla fruibilità dell’agevolazione la circostanza che i componenti e le attrezzature siano montati su un “veicolo” (cfr. la Risposta n.542/E/2020).

Si ricorda che, per gli investimenti in beni immateriali “Industria 4.0”, il bonus è fruibile solo in compensazione “orizzontale”, ossia tra tributi diversi (art.17 del D.Lgs. n.241/1997) in 3 quote annuali di pari importo.

 

[2] Sono agevolati, infatti, i beni materiali nuovi, strumentali all’esercizio d’impresa ad eccezione dei:

  • i veicoli e gli altri mezzi di trasporto di cui all’art. 164, comma 1, TUIR;
  • i beni materiali strumentali con coefficiente di ammortamento inferiore al 6,5% (immobili e altri);
  • i fabbricati e le costruzioni;
  • i beni indicati nella tabella di cui all’allegato 3 alla legge di Stabilità 2016 (ossia: condutture utilizzate dalle industrie di imbottigliamento di acque minerali, dagli stabilimenti termali e idrotermali; condotte per la produzione e distribuzione di gas naturale; materiale rotabile);
  • i beni gratuitamente devolvibili delle imprese operanti in concessione e a tariffa nei settori dell'energia, dell'acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento rifiuti.

Risultano, inoltre, agevolati anche i beni immateriali nuovi, strumentali all’esercizio d’impresa, di cui all’allegato B annesso alla legge 232/2016, come integrato dall’articolo 1, co.32, della legge 205/2017.

[3] Come noto, la predetta C.M. è riferita ai criteri per usufruire del cd. "iperammortamento" stabilito dalla legge 23272016, ma i chiarimenti si intendono operanti anche ai fini del credito d'imposta relativo all'acquisto di beni strumentali "Industria 4.0".

[4] Nel caso di specie, i macchinari rientrano nel punto elenco n.1, primo gruppo, del citato Allegato A.

2 allegati

Risposta n.544-E
Risposta n.542-E

 

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